MANLIO GERACI (Palermo, 1949)

Architetto, restauratore per la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali della Regione Siciliana, Manlio Geraci è uno scultore dello spirito. Il suo scopo “è quello di lavorare insieme al tempo, intervenendo perché la natura possa lavorare di nuovo sulla superficie”. I corpi vengono elaborati per evidenziarne l’anima, nel “tentativo di creare la continuità tra i regni della natura, luogo in cui lo spirito si manifesta” (M. Cometa, PietreManlio Geraci, Palermo, 1997). Importante è la scelta dei materiali, selezionati durante passeggiate nel paesaggio siciliano. L’alabastro, già sottoposto all’intransigenza delle intemperie, si scopre docile agli interventi di Manlio che, rispettoso, ne esalta le caratteristiche o ne toglie alcune parti creando un qualcosa di “altro” rispetto all’iniziale ma con sempre intatta la sua essenza naturale. Geraci diviene nel tempo più consapevole, più sicuro del suo intervento come faber capace di infondere la ratio nell’inerte corpo solido. Il morbido calcare di Noto si trasmuta in creature organiche in perenne alternanza di stati razionali e irrazionali il cui contrasto è accentuato dall’uso di resine colorate o pigmenti. Alla fine degli anni Novanta, Geraci lavora sulla resa dinamica e geometrica dei volumi trasformando i piani in pura energia vitale. Recentemente la scelta si è volta verso i marmi di Carrara: la pietra si sottomette ma risulta trionfante, nettata e purificata come un ideale. Verso una sempre maggiore idealizzazione sono portate le ultime sculture la cui superficie è movimentata da tessere musive dai colori simbolici e da foglie dorate. Gli studi sui meccanismi di spiritualizzazione lo hanno portato a tesaurizzare in atto creativo l’elaborazione del durissimo basalto vulcanico dell’Etna e di Pantelleria. Questo materiale impone all’artista solo gesti irreversibili, più che mai frutto di una attenta riflessione formale. Il colore grigio-nero evoca l’idea di un caos primordiale, una montagna sacra sopra la quale la mente e il corpo devono vagare ed espiare per raggiungere l’emancipazione dello spirito. “Nella notte più buia possiamo vedere anche la più flebile luce, altrimenti nascosta al nostro occhio durante il giorno”; le superfici taglienti e opache del basalto, dopo attenta lucidatura, divengono nere e lucenti. La luce, pur minima, esiste anche nel buio, così come lo spirito convive nella materia; l’uno non è l’opposto dell’altro, anzi, coesistono e la manifestazione dell’uno è reciprocamente necessaria per l’esistenza dell’altro. Geraci ha recentemente esposto a Palermo nelle personali: Geometrie infrante, Opera Universitaria San Saverio, 1996; Pietre, Galleria Bianca della Zisa, 1997. Ha partecipato a mostre collettive sia in Italia che all’estero: Scorrimento veloce, San Giuseppe Jato, Palermo, 1987; Il Genio di Palermo, Galleria 61, Palermo, 1998; Museum Expression, Carroussel du Louvre, Parigi, 1998; Erotisme dans la Mosaique, Espace Paragon, Luxembourg Ville, 1999.

Bianca Cappello