Per Campeggi, figlio di un tipografo da cui apprende i primi rudimenti delle tecniche di stampa e riproduzione, appare fondamentale l'incontro con Ottone Rosai, che ne caldeggia la frequenza della scuola d'arte fiorentina. Dopo la guerra si trasferisce a Roma dove inizia la sua attività di cartellonista cinematografico introdotto da Luigi Martinati, Luigi Ballester e Alfredo Capitani.Con il successo del film "Aquila nera", Campeggi riesce ad avere un colloquio con la Metro Goldwyn Mayer, consentendogli di stabilire i contatti con il mondo del cinema americano.Nel corso della propria attività realizza più di tremila manifesti introducendo nel genere cartellonistico suggestioni delle coeve avanguardie figurative.
Agli inizi degli anni Settanta Campeggi decide di rifiutare il segno grafico dei manifesti cinematografici come veicolo di comunicazione, dedicandosi alla sperimentazione di nuove forme pittoriche ispirate all'ambiente geologico e naturale dell'Isola d'Elba, all'interno del quale ricerca e ricrea la figura umana (i sassi antropomorfi). Attorno alla metà degli anni Novanta si interessa allo studio e alla riscoperta delle tradizioni popolari, come riconsiderazioni di aspetti antropologici legati al proprio territorio, che contrappone alla spersonalizzazione della pittura contemporanea. Il linguaggio figurativo di Campeggi si configura come una continuità tra la realizzazione dei manifesti cinematografici e la più recente attività pittorica, finalizzato alla comunicazione e alla trasmissione del vissuto in immagini visive.