Mauro Staccioli nasce a Volterra, dall'inizio degli anni Settanta svolge la propria attività a Milano.
L'esaltazione del materiale e la sapienza tecnica, la ricerca della bella forma, tensione formale sintetica concepita come modo di ordinare la realtà che animano la poetica di Staccioli sono eredità della dimensione artigianale volterrana, della cultura materiale e agraria del territorio toscano.
Fino dai suoi esordi l'artista matura l'urgenza di sovvertire le formule tradizionali di fruizione del fenomeno artistico, cercando un rapporto forte con la città, con la situazione politica e con la condizione esistenziale, immergendo le opere nello spazio fisico dello spettatore.
Gli oggetti di scultura creati da Staccioli sono segni plastici e strutturali, che assumono vita solo all'interno di un certo contesto, ponendosi in rapporto tra gli altri segni di una situazione ambientale (in interno o in esterno) come tracce intelligenti, e connotandola dialetticamente per contrapposizione. La progettualità e l'intenzionalità del gesto di Staccioli, passa attraverso una lunga meditazione dell'intervento attuata con la ricognizione approfondita del luogo, cui segue una lunga fase di riflessione attraverso il disegno, verificata poi attraverso fotomontaggi, videomontaggi e plastici. Si tratta dunque di un intervento massimo, seguito da un lavoro progettuale teso alla sintesi, per cui l'esecuzione finale è la traccia parlante di un processo, il risultato di una progettualità evidente. Staccioli ha realizzato interventi in tutto il mondo, e ha partecipato a rassegne ed antologiche internazionali. Resta celebre il suo Muro alla Biennale di Venezia del 1978.