chiostrino

"L'intervento nello spazio fortemente connotato della Certosa di Pontignano potrà essere determinato da un approccio di contrasto o di integrazione nella realtà culturale, storica, geografica del sito. L'esperienza del luogo induce alla seconda


Ignazio Gadaleta

Terra (e cielo) di Siena

 

Opera per il chiostrino
olio su MDF
5 elementi,
diametro cm 20,
23 elementi, diametro cm 30;
3 elementi,
diametro cm 50

possibilità metodologica, cioè all'intervento con il massimo rispetto della realtà esistente. Nell'equilibrio possibile fra mimetizzazione e contrassegno, sarà la prima a prevalere, nella realizzazione di un'opera quasi impercettibile a prima vista. La sua presenza si avvertirà attraverso un'esperienza sensoriale altra, come da sesto senso. La sua esistenza sarà svelata solo a sguardi attenti e disponibili all'incontro. I vincoli operativi, dettati dal riguardo assoluto del dato architettonico e dalla mancanza di finanziamento, pure determineranno la consistenza dell'opera e l'esito finale. Campo d'azione sarà il pavimento dell'area scoperta del piccolo chiostro adiacente alla Sala Bracci.
L'operazione, pur presentandosi in senso plastico, sarà essenzialmente pittura amplificata, carica di tutta l'energia e la logica della pratica della pittura che si fa spazio.
Come in un dipinto analitico, le pennellate puntiformi, particelle elementari costituenti il linguaggio della pittura, si dilateranno fino a diventare dischi appena sollevati dal pavimento, in apparente fluttuazione. Il loro disporsi sul piano del pavimento sarà definito, con margini di libertà inventiva, dall'incontro di archi di cerchio aventi raggi determinati dalle misure dell'area, per ribaltamenti multipli. Questi molteplici supporti avranno varie dimensioni di diametro. Di essi, le superfici delle facce superiori saranno dipinte con i colori Terra di Siena naturale e Terra di Siena bruciata, mentre i bordi saranno dipinti con il Celeste.
Il lavoro, a prima vista, per il suo carattere apparentemente mimetico, potrà addirittura non notarsi, se non in seguito al diversificarsi dei punti di vista. Come conseguenza della mobilità e dell'acuta incidenza degli sguardi, appariranno esili curve d'azzurro che attiveranno sottili vibrazioni nell'apparente sorda monotonia del colore terroso del pavimento in cotto. Quasi aureole di luce colore che gli sguardi avvertiranno al limite della consapevolezza.
Un disegno che tenderà a negarsi nella sua centrale frontalità (con vista dall'alto) per darsi nella dinamica lateralità, caratteristica dell'incidenza con la quale chi camminerà nel chiostro potrà naturalmente guardare per terra. Ognuno, esercitando l'autonomia dell'interattività, collegherà visivamente a suo modo i vari elementi, persino descrivendo delle linee virtuali diverse da quelle che hanno costruito l'opera. L'incontro di vettori complementari genererà energie oblique che contraddiranno la stasi simmetrica. Ad ulteriore smentita delle linee curve generatrici, si potranno percepire linee rette o poligonali, aperte o chiuse, intrecciate e non.
La configurazione potrà aprirsi a sempre nuovi sviluppi nella dinamica percettiva. Nonostante le dinamiche di sviluppo interne al processo dell'opera, le formalità risultanti richiameranno una dimensione araldica in relazione alle origini storiche del luogo. Per suggestioni memoriali, in estrema sintesi, il dato cromatico rileverà il carattere del paesaggio visibile del territorio circostante, nelle sue sostanziali componenti di terra e cielo. Con tutte le possibilità di apertura alle infinite estensioni di ulteriori simbologie, la carica evocativa, soprattutto in senso cromatico e geografico, è esaltata dal titolo stesso: Terra (e cielo) di Siena.
L'opera, sin dalla concezione progettuale, è evento e luogo di pensiero. All'atto della lettura, la logica e l'irrazionalità dello sguardo vivranno insieme, sublimandosi nell'evoluzione e nell'estensione delle possibili sinestesie".

© 2002 - Camilla Macro

 

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