Nota dei curatori

Nel venticinquesimo della Scuola di Specializzazione in Storia dell'arte

dell'Università di Siena, "cARThusia 2002. Territori" vuole dare continuità

all'iniziativa intrapresa lo scorso anno con la presentazione di otto giovani

artisti da parte di altrettanti critici-allievi ("cARThusia. Pontignano per 8

artisti", 22-31 maggio 2001), aprendo al confronto con i protagonisti dei

"seminari d'artista" che si sono tenuti nella Certosa di Pontignano nel

corso degli ultimi dieci anni. E proprio la Certosa, sede delle attività

didattiche della Scuola nonché luogo di compenetrazione tra spiritualità e

natura, storia e contemporaneità, -la Toscana è stata la prima regione

italiana a promuovere ed accogliere interventi d'arte ambientale- ha

sollecitato il tema della rassegna ponendosi essa stessa come

terreno/territorio d'incontro (e talvolta di scontro) tra artisti e giovani critici

di provenienza geografica, disciplinare e metodologica fortemente

differenziata.

Isolati, in senso fisico e simbolico, nel moderno cenacolo della Certosa,

artisti e allievi si trovano a vivere, nelle settimane di Scuola, esperienze

non dissimili da quelle vissute dal cenobio di monaci che ne ha abitato

per secoli gli spazi. La conviviale condivisione dello studio, del lavoro,

dei pasti, dei luoghi scandisce ora come allora le giornate, conferendo al

modus operandi dell'insegnare e dell'apprendere un nuovo, e insieme

più autentico, significato.

Fidando sulla fascinazione esercitata dai luoghi della Certosa abbiamo

scelto di estenderne la dimensione fisica a quella concettuale di "luogo

di riflessione comune", riconvocando qui, talvolta non solo idealmente, gli

artisti per lasciarli poi liberi di interpretare il tema secondo modi

espressivi e sensibilità individuali.

Sono nati così gli interventi in rassegna, alcuni pensati e realizzati

appositamente per il luogo in cui vengono presentati, altri ri-connotati

dallo scenario in cui sono stati ambientati, tutti comunque contraddistinti

dal rigore metodologico degli artisti coinvolti e dal dialogo aperto con i

curatori nonché dal carattere effimero che vincola (sul piano giuridico più

che della libertà espressiva) gli interventi immaginati per contenitori

architettonici di alto pregio storico artistico. E, d'altro canto, proprio

l'identificazione tra la progettualità del fare e l'iter progressivo della

formazione vuole essere un ulteriore spunto critico per gli artisti come

per i curatori entrambe convinti che schiudere nuove possibili prospettive

di ricerca sia più importante che tracciare un consuntivo di quelle

concluse.

Pontignano, maggio 2002